IL TRATTATO DI AQUISGRANA, CANTO DEL CIGNO DELL’UNIONE EUROPEA – di Gregorio Giungi, 11 marzo 2019

Il 22 gennaio 2019 il presidente francese Macron ed il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno firmato ad Aquisgrana il nuovo trattato di cooperazione franco-tedesco, segnando un nuovo importante capitolo nelle relazioni tra Germania e Francia. Il documento, di 16 pagine, rafforza e aggiorna il Trattato dell'Eliseo sottoscritto il 22 gennaio 1963 - esattamente 56 anni prima - dall'allora cancelliere Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle. Il nuovo trattato, in realtà, estende in modo incisivo la portata del precedente, che era poco più di una dichiarazione di intenti ed una attestazione di storica distensione nei rapporti politico-militari tra i due Paesi, reduci dall’ennesimo scontro bellico occorso con la Seconda Guerra Mondiale. Al di là dei pregevoli intenti in ambito interculturale, frontaliero ed ecologico, il trattato attuale evidenzia tre punti di accordo ed impegno che destano perplessità e preoccupazione – o invece entusiasmo, in alcuni –  nell’analisi delle implicazioni, e cioè i settori della politica economica, internazionale e militare.

Iniziando dal primo: Germania e Francia intendono rafforzare l'integrazione delle rispettive economie fino alla creazione di "uno spazio economico franco-tedesco con regole comuni"; a questo fine i due Paesi creano un apposito "Consiglio di esperti economici", in cui siederanno dieci esperti "indipendenti" (sic!). 

Perché?

Lo spazio economico con regole comuni per la Francia e la Germania esiste già da molto tempo. Si chiama Unione Europea. Così come esistono già le regole comuni – già approvate ed accettate in seno all’unione – in TUTTI i Paesi che usano la stessa moneta (è per il mancato rispetto di quelle regole da parte dell’Italia che ora i rapporti tra Roma e Bruxelles stanno andando di nuovo a rotoli dopo la crisi del 2011). Perché Francesi e Tedeschi ne vogliono altre specifiche per loro?  Perché Bruxelles,  dopo aver “predicato bene” nei confronti dell’Italia, ora “razzola male” tollerando che Francia e Germania vogliano creare qualcosa di diverso e separato per sé? E di nuovo e soprattutto: perché Francia e Germania lo stanno facendo?

Passando al secondo punto: Francia e Germania si propongono di elevare "i loro rapporti bilaterali ad un nuovo livello" per prepararsi "alle sfide che stanno dinnanzi ai due Paesi e all'Europa nel 21. secolo". E questo nell'ambito del convinto riconoscimento "di un ordine internazionale fondato sulle regole e sul multilateralismo, al cui centro stanno le Nazioni Unite". L'ingresso della Germania come membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite "è una priorità della diplomazia franco-tedesca". I due Paesi approfondiscono la loro collaborazione nel contesto della politica europea. Si impegnano insieme per una efficace e forte politica estera e rafforzano nonché approfondiscono l'unione economica e monetaria". Nel testo si sottolinea anche che Francia e Germania terranno prima dei grandi vertici europei "consultazioni regolari a tutti i livelli" cercando così di consolidare le "comuni posizioni".

Se il dicastero delle relazioni internazionali dell’unione, intesa come entità unitaria, è sempre stato considerato in realtà un dicastero di scarso rilievo – come impietosi osservatori hanno asserito all’epoca della nomina a sua responsabile della dottoressa Mogherini – oggi questo trattato sembrerebbe indirettamente sancirlo, attestando implicitamente che d’ora in avanti Francesi e Tedeschi agiranno – al di fuori di qualsiasi mandato comunitario in tal senso –  per essere loro a determinare la politica estera dell’unione; attesta altresì, implicitamente e non poi tanto, che essi coopereranno per cercare di imporre la loro visione e la loro volontà (e quindi i loro interessi) nell’ambito delle scelte interne alla UE. Ma è l’intenzione dichiarata di far entrare la Germania tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU che dovrebbe destar scalpore. Anche se gli addetti ai lavori sono ovviamente assai scettici sulla reale possibilità di concretizzare questa intenzione (per il momento è fantapolitica), tale semplice dichiarazione di intenti assume un’importanza simbolica epocale. Fare entrare la Germania nel Consiglio dei Paesi che siedono dove siedono in virtù del fatto di averla sconfitta nella Seconda guerra Mondiale – e stiamo parlando dei Paesi che insieme hanno il maggior potere su questo pianeta, e che sono formalmente sopraordinati agli altri in seno alle Nazioni unite – ad opera del Paese, la Francia, che in Europa è sempre stato il suo storico avversario (e considerando che l'altro storico oppositore, il Regno Unito, è con l'imminente Brexit ormai "fuori dai giochi"), sembra voler dire al mondo che d’ora in avanti non ci sarà nulla che potrà dividere l’Europa di fronte alle altre potenze. E questo porta al terzo e più importante evento: l’intesa militare.

Le parti intendono "avvicinare" le rispettive politiche di difesa e della sicurezza. È anche previsto che "in caso di un attacco militare" Francia e Germania si assicurino "ogni possibile aiuto e sostegno", il che potrà comprendere anche "strumenti militari" (!!). L'organo politico preposto è il Consiglio di difesa e di sicurezza franco-tedesco, "che si riunirà regolarmente al massimo livello". L’aspetto più significativo del Trattato di Aquisgrana è in realtà questo. Perché lo è? Poiché un’alleanza del genere è totalmente inutile. Francia e Germania sono Paesi della NATO, un’alleanza difensiva che esiste proprio per questo: il reciproco aiuto militare in caso di necessità. Perché voler fare un’alleanza militare bilaterale ed esclusiva, per giunta internamente all’Unione Europea, tagliandone fuori gli altri membri? Tecnicamente, è del tutto priva di senso. Ne acquista soltanto in una valutazione sostanziale (“di pancia”, viene in mente allo scrivente un brutto precedente: la formazione della Forza di Intervento Rapido anglo-francese del 2009. All’epoca, gli addetti ai lavori ne rimasero perplessi. Perché fare una cosa del genere all’interno della NATO? Nessuno sembrava poter dare una risposta concreta. Poi, nel 2011, la FIR anglo-francese fu usata per attaccare la Libia di Gheddafi).

Sostanzialmente, e più razionalmente, direi che l’intesa militare franco-tedesca voglia essere un messaggio “forte” rivolto all’esterno, in particolare a Russia, Stati Uniti e Cina (ma soprattutto alla Russia di Putin). E’ un “mettere le mani avanti”, precedendo i risultati delle prossime elezioni europee, che presumibilmente vedrebbero vincere i cosiddetti movimenti sovranisti e centrifughi. Con tutto il trattato, è un messaggio di Francia e Germania che dice al resto del mondo, e alle succitate potenze in primis, di non lasciarsi ingannare ed indurre in brutte tentazioni: “l’Europa, con l’euro e gli interessi ad esso legati, c’è e resterà perché l’Europa siamo noi Francesi e Tedeschi. A qualunque costo. Anche quello di menare eventualmente le mani. Non vi conviene farvi venire brutte idee.”

Gli obiettivi del trattato saranno poi gestiti da un'"assemblea parlamentare in comune" composta da un centinaio di membri tra deputati francesi e tedeschi.

CONCLUSIONI

Non tutto il male vien per nuocere, potrebbero aver detto le classi dirigenti di Francia e Germania. L'uscita della Gran Bretagna dall'unione ha spianato la strada alla visione strategica franco-tedesca di egemonia sull'Europa continentale, nel ricorso storico di un'ambizione secolare, ben nota in ciascuno dei due attori e che li ha portati allo scontro in modo ricorrente. Ma il futuro è per definizione un mistero. E per quanto chi scrive sia convinto che la Storia corra e ricorra, come sosteneva il grande Vico, nessun analista può dire con certezza che cosa accadrà nel lungo termine. Soprattutto, nessun analista o commentatore può dire con certezza, al di là di certi limiti,  che cosa sia un bene e che cosa sia un male per l’Italia. Tuttavia è un fatto che ad Aquisgrana sia stata creata "una unione nell'unione" (ed un parlamento nel parlamento), così come è un fatto che chi attualmente predica contro il “sovranismo” degli altri è colui che, negli atti, sta ribadendo ed espandendo la propria sovranità. Sicuramente a nostro scapito, al momento. E’ per il bene di tutti? E’ per non essere domani un satellite della Russia e della Cina? Per non esserlo più, nel caso di alcuni come l’Italia, degli Stati Uniti? Se è così, diventare però un satellite – o perlomeno subire la manifesta egemonia – della Francia e della Germania è un prezzo che vale la pena pagare? Chiediamocelo, e diamoci delle risposte, ricordandoci che nessuna di esse, in verità, è obbligata. Ma stiamo attenti, questo sì, a non farci manipolare da quelle “sirene mediatiche” che vorrebbero indurci a pensare che “tutto va bene e va come deve andare, anche perché tanto è inevitabile che vada così”. Quello, è l’errore che non possiamo permetterci di commettere.

Fonti:

-Agenzia Giornalistica Italiana, “In cosa consiste il nuovo trattato franco-tedesco”, del 22.01.2019

-WIKIPEDIA,” Il trattato di Aquisgrana (2019)”

-atlanticcouncil.org,  “The New Treaty of Aachen: More Than Just a Symbol?”, by Nicholas Dungan, 23.01.2019  (Nicholas Dungan is a nonresident senior fellow in the Atlantic Council’s Future Europe Initiative, a senior research fellow of the French Institute for International and Strategic Relations, and an adjunct faculty member of Sciences Po Paris. Follow him on Twitter @Nicholas_Dungan)

-linkiesta.it, “Perché il trattato di Aquisgrana è l’unica speranza che abbiamo per non diventare satelliti di America, Russia o Cina”, di Francesco Cancellato, 24.01.2019